sabato 7 febbraio 2009

I amsterdam 08



Una partenza tardiva, la fine delle corse, l'inizio di un altra

una gara in taxi-van contro nessuno

la relatività del rosso e del verde

le perle di una collana a seminare un marciapiede

un contenitore che in velocità si riempie di persone, davanti a te il mondo, dietro, il resto del mondo

2 occhioni ansiosi di ritrovare chi si era allontanato, altri 4 che avresti dovuto raccontarli a chi non c'era

l'impossibile conteggio di chicchi d'uva di una tradizione spagnola…pochi secondi improvvisi, 10…9...8…

un ambulanza dalla sirena ipnotica, seguita da gente ipnotizzata, che apriva la strada

gente da tutti gli stati, qualcuno che sulle cartine magari neanche non c'era

facce incredibili, più caricate di una caricatura, cartoni animati malriusciti, iniziati e mai finiti

la città dall'identità cancellata dalle sue xxx

il tempo per togliersi cappotto e berretto, divorato dalla fame

una dolce risata spagnola che colorava di rosso la stanza

uno spagnolo violaceo dal bianchissimo sorriso

una coca troppo grande per essere media e troppo grande per essere finita

spostarsi metro dopo metro con la stessa velocità di un segnalibro, che pagina dopo pagina raggiunge la fine di un lungo racconto

fermarsi ogni volta a guardare una scena qualsiasi del film più incredibile del mondo, incantati come lo sguardo di un bambino illuso dalla magia di un mago

righe rosso fiamma sul cielo nero, disegnate talvolta in direzioni troppo pericolose

il calore e la tranquillità di un fuoco in mezzo a una piazza che morendo avvicinava lentamente a se le persone, avvolgendole in un tenero abbraccio

una televisione dal nulla, sbucata all'improvviso, la cui unica cosa che poteva ancora dare era il suo fumo fuligginoso

un inglese solitario dall'accento stile "mi mangio più parole possibili"

un tipo dal locale vuoto che controlla se c'è posto prima di farci entrare

una pizza rubata al sonno dei suoi bambini, tutti fatti in serie senza pausa, ognuno di un anno più vecchio del precedente

i resti di persone sedute e sorrette dai muri della stazione, due ali di folla che sembravano dirti accomodati pure

una vecchia pazza che sventolava volantini fuori dalla stazione convita che sopra ci fosse scritta chissà quale idea rivoluzionaria

2 fumatori fatti scendere dal treno in un anonima fermata inghiottita dal buio

un treno che non ne voleva sapere, l'impresa di tenere mezzo occhio aperto e cercare di capire

un tipo troppo tranquillo per avere appena passato un capodanno, organizza un improvvisato taxi con della gente ancora più improvvisata

un vissuto ritorno, vissuto coerentemente fino alla fine

arrivare a casa, il calore di un termo, le ultime stanche risate a dirti che è veramente finita…

andare a letto con la luna già spenta, e sentire nella testa lentamente in lontananza, la notte finire il suo cantare…

e quell'incredibile storia che altrove, chissà, deve ancora cominciare…

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