giovedì 12 febbraio 2009

Dexter

se credessi in dio,
se credessi nel peccato,
entrando qui verrei risucchiato direttamente all' inferno
...se credessi nell'inferno...

sabato 7 febbraio 2009

I amsterdam 08



Una partenza tardiva, la fine delle corse, l'inizio di un altra

una gara in taxi-van contro nessuno

la relatività del rosso e del verde

le perle di una collana a seminare un marciapiede

un contenitore che in velocità si riempie di persone, davanti a te il mondo, dietro, il resto del mondo

2 occhioni ansiosi di ritrovare chi si era allontanato, altri 4 che avresti dovuto raccontarli a chi non c'era

l'impossibile conteggio di chicchi d'uva di una tradizione spagnola…pochi secondi improvvisi, 10…9...8…

un ambulanza dalla sirena ipnotica, seguita da gente ipnotizzata, che apriva la strada

gente da tutti gli stati, qualcuno che sulle cartine magari neanche non c'era

facce incredibili, più caricate di una caricatura, cartoni animati malriusciti, iniziati e mai finiti

la città dall'identità cancellata dalle sue xxx

il tempo per togliersi cappotto e berretto, divorato dalla fame

una dolce risata spagnola che colorava di rosso la stanza

uno spagnolo violaceo dal bianchissimo sorriso

una coca troppo grande per essere media e troppo grande per essere finita

spostarsi metro dopo metro con la stessa velocità di un segnalibro, che pagina dopo pagina raggiunge la fine di un lungo racconto

fermarsi ogni volta a guardare una scena qualsiasi del film più incredibile del mondo, incantati come lo sguardo di un bambino illuso dalla magia di un mago

righe rosso fiamma sul cielo nero, disegnate talvolta in direzioni troppo pericolose

il calore e la tranquillità di un fuoco in mezzo a una piazza che morendo avvicinava lentamente a se le persone, avvolgendole in un tenero abbraccio

una televisione dal nulla, sbucata all'improvviso, la cui unica cosa che poteva ancora dare era il suo fumo fuligginoso

un inglese solitario dall'accento stile "mi mangio più parole possibili"

un tipo dal locale vuoto che controlla se c'è posto prima di farci entrare

una pizza rubata al sonno dei suoi bambini, tutti fatti in serie senza pausa, ognuno di un anno più vecchio del precedente

i resti di persone sedute e sorrette dai muri della stazione, due ali di folla che sembravano dirti accomodati pure

una vecchia pazza che sventolava volantini fuori dalla stazione convita che sopra ci fosse scritta chissà quale idea rivoluzionaria

2 fumatori fatti scendere dal treno in un anonima fermata inghiottita dal buio

un treno che non ne voleva sapere, l'impresa di tenere mezzo occhio aperto e cercare di capire

un tipo troppo tranquillo per avere appena passato un capodanno, organizza un improvvisato taxi con della gente ancora più improvvisata

un vissuto ritorno, vissuto coerentemente fino alla fine

arrivare a casa, il calore di un termo, le ultime stanche risate a dirti che è veramente finita…

andare a letto con la luna già spenta, e sentire nella testa lentamente in lontananza, la notte finire il suo cantare…

e quell'incredibile storia che altrove, chissà, deve ancora cominciare…

giovedì 29 gennaio 2009

4'33''




Utilizzo molto l'unico strumento liberale e libero che in questo stato ci sta restando, si riesce ancora a vedere le cose come stanno. E' questo l'ultimo salvagente a cui l'italia si può aggrappare. Tutto corre ogni giorno più veloce rispetto a quello precedente. Spunta un fungo ogni minuto, bisogna essere skillati come non lo siamo stati mai.
Leggevo questa mattina che negli Stati Uniti i giornali stanno avendo un inversione di tendenza, meno copie vendute e più visite sui rispettivi siti web, con il conseguente problema della pubblicità, aspettando che gli stregoni del marketing si adeguino a tutto ciò. Ma devono sbrigarsi, il New York Times si sta vendendo la sede, che con 2 anni di età non frequenterebbe neanche l'asilo, progettata da un idraulico genovese che con gli anni un pò di fortuna l'ha anche fatta.
Dunque, spesso (nel male e nel bene), si sa che queste cose causa elevati controlli anti-terrorismo ci mettono un annetto per prendere l'aereo e sbarcare nella bella Europa e nel vecchio stivale bucato. Spero che tutto ciò accada presto per il semplice fatto che, a differenza degli States, qui i giornali e l'informazione televisiva meritano di morire. Un giornalista straniero quando ha sentito che in italia i giornali ricevono fondi e contributi dallo stato ragazzi, non ci voleva credere. Qual'è il guaio? Che la politica controlla l'informazione e non viceversa come dovrebbe essere. La carta straccia ormai è sorpassata non ha contraddittorio, ti sparano quello che vogliono. E sui loro siti stanno lì col lumicino a censurare i commenti più scomodi. Ci stanno illudendo di false illusioni e noi ci crediamo pure. Ormai in questo mondo tutto è volato verso l'interattivo, il botta e risposta, ad ogni azione hai una reazione. In rete se non sei Vero non vai da nessuna parte, appena racconti balle ti saltano addosso, non ti lasciano respirare. E' cattiva la gente sulla rete e lo sarà sempre di più.

Quando vuoi iniziare un rivoluzione a livello di Stato, devi iniziare dal basso pian piano risucchiando tutto e tutti con te dentro un vortice, che ormai sta diventando un uragano e passerà sopra le nostre teste e non ce ne accorgeremo neppure. Italiani ma dove cavolo siete nascosti?
Se qualcosa non cambia ai nostri figli quando nasceranno dovremmo parlare in inglese, in spagnolo, così non dovranno fare fatica quando staccheranno un biglietto aereo di sola andata per chissà dove. Fare i furbi in un paese di furbi sarà sempre più difficile, le difese immunitarie aumenteranno, non saluterai neanche il tuo vicino per paura che voglia fregarti, non darai più confidenza a nessuno, ognuno resterà racchiuso nel proprio nido per salvarsi la pelle. Tutto questo è gia iniziato.
Abbiamo le tasche bucate perdiamo per strada qualsiasi cosa, i valori, il mondo semplice e genuino dove sono cresciuti i nostri nonni, il silenzio, l'arte, le emozioni,
sognare, riflettere, soffrire, sorridere, il verde di un prato, la schiuma di un onda che muore sulla sabbia, dobbiamo fermarci e raccogliere tutto questo per poter ritornare ancora commuoverci davanti alla melodia solitaria di un anonimo artista di strada.